C'è una frase che a San Marino accompagna la nascita di qualunque cosa nuova in politica. La sentirete anche su di noi. Forse l'avete già pensata.
«Sì, vabbè. Sono sempre loro. Hanno solo cambiato nome.»
È un sospetto ragionevole. In una Repubblica di trentaquattromila residenti ci si conosce quasi tutti, i cognomi pesano, e negli anni le sigle si sono riorganizzate abbastanza spesso da giustificare un po' di stanchezza. Chi la pensa così non è un cinico. Ha fatto attenzione.
Quella frase, però, ha un effetto collaterale. Ripetuta abbastanza a lungo, sposta lo sguardo dalle cose alle persone. Una proposta non si giudica per quello che dice, ma per chi la firma. E siccome chi la firma è sempre qualcuno che conoscete, o di cui conoscete il cugino, il giudizio è pronto prima della lettura.
Prendete un numero che non dovrebbe dividere nessuno. Nel 2025 novantatré famiglie, 224 persone, si sono rivolte alla Caritas di San Marino. Il numero resta quello, chiunque lo citi. Quello che cambia, spesso, è quanta attenzione riceve, a seconda di chi lo dice. L'effetto collaterale sta tutto qui.
L'ordine inverso
Di solito un progetto politico si presenta così: prima le persone, poi la sigla, poi, se avanza tempo, il programma. Noi abbiamo girato la sequenza.
Prima il programma, per intero. Su questo sito trovate quindici proposte scritte fino in fondo: il problema che le motiva, le misure con i tempi, l'obiezione più prevedibile con la nostra risposta e il modo per controllare, un giorno, se le abbiamo mantenute. Trovate il manifesto integrale, tutte le misure in una tabella e le quindici obiezioni che ci aspettiamo, già con la risposta.
Poi le persone. Quello che non trovate, per ora, è l'elenco dei nomi.
Non è un gioco di misteri, e non durerà. È una richiesta precisa: giudicateci prima su quello che scriviamo. Se le proposte non stanno in piedi, nessun nome le salverà. Se stanno in piedi, vale la pena sapere chi le porterà avanti. E lo saprete per intero.
C'è anche una ragione pratica. Chi arriverà firmerà sotto numeri già pubblici, e non potrà ritoccarli in silenzio: ogni modifica al programma finisce nella pagina Cosa abbiamo aggiornato, con la data.
Chi c'è dietro
Detto questo, le cose come stanno. Il mistero totale sarebbe soltanto un'altra forma di furbizia.
Persone normali, che lavorano e fanno impresa. Gente che a fine mese fa i conti, che le buste paga le firma o le riceve, che le tasse le paga qui. Se questo progetto non andasse da nessuna parte, lunedì mattina sarebbe comunque al suo posto.
E, dentro, anche chi la politica la fa. È normale, ed è giusto. Le istituzioni non si riformano ignorando chi le ha viste funzionare da dentro, con i loro tempi, i loro regolamenti e i loro limiti. Un'esperienza così serve, a una condizione: che sia dichiarata.
Non un movimento improvvisato. Dietro c'è anche una storia politica, e non la nasconderemo: sarà scritta nelle schede, senza abbellimenti. Quello che è nuovo è l'approccio. Prima si scrive, poi si verifica, poi si firma. In quest'ordine.
In questa fase lo spazio è tutto per le idee. Per questo in queste pagine non trovate foto, volti o sagome.
Il punto non è da dove viene una persona. È se accetta di essere misurata su quello che ha scritto. È una posizione scomoda, e la scegliamo apposta. I tempi si contano dal primo giorno in cui avremo la responsabilità di governare. Da quel giorno chiunque potrà riprendere le misure una per una e contare quelle mantenute.
Come si riconosce un'improvvisata
Un programma improvvisato si riconosce da lontano: slogan al posto delle misure, nessun tempo, nessun modo di controllare, e una data che slitta senza spiegazioni.
Qui trovate altro. Quindici proposte, ciascuna con un numero da ricordare. E ogni numero dice una cosa precisa: a volte entro quando, a volte per quanto tempo, a volte fino a che punto.
Un esempio. Quando scriviamo «72 ore» per una licenza, vuol dire che ogni volta la licenza per un'attività liberalizzata arriva entro quel termine, e che se l'ufficio non risponde vale il silenzio-assenso. Potete misurarlo sul vostro orologio. Quando scriviamo «cinque anni» per il fisco, vuol dire per quanto tempo vale l'impegno: approvate le correzioni che proponiamo, cinque anni senza altre modifiche strutturali all'IGR. Sono promesse diverse, e le scriviamo in modo che si capisca la differenza.
Poi c'è il metodo sulle cifre. Ogni numero di contesto che usiamo ha una fonte: l'ente, la data, il link. Prima di pubblicare li abbiamo verificati uno per uno, e alcuni li abbiamo aggiornati. I frontalieri, per esempio, li contiamo con l'ultimo bollettino dell'Ufficio Statistica, uscito ad agosto: 8.939 al 30 giugno 2026, il 37,8% dei lavoratori dipendenti. Dove una cifra non aveva una fonte solida, non la usiamo.
Ci abbiamo messo più del previsto: abbiamo preferito verificare ogni numero che rispettare una data.
Cosa pubblicheremo, e quando
In autunno, con l'assemblea costitutiva, arrivano statuto, organi e persone. Per ognuna una scheda uguale per tutti, pubblicata per intero prima di chiedere un voto a chiunque.
Figura 1La scheda
- Nome e cognome
- in autunno
- Cosa fa nella vita
- in autunno
- Cariche ricoperte, oggi e in passato
- in autunno
- Società possedute o amministrate
- in autunno
- Storia politica, senza abbellimenti
- in autunno
- Chi finanzia il progetto
- in autunno
Sei righe, nessuna facoltativa:
- nome e cognome;
- cosa fa nella vita, per intero;
- le cariche ricoperte, oggi e in passato;
- le società possedute o amministrate;
- la storia politica, senza abbellimenti;
- chi finanzia il progetto.
L'ultima riga riguarda il progetto intero, non solo il singolo: da dove arrivano i soldi sarà scritto pubblicamente, prima di qualunque campagna elettorale.
In un Paese delle nostre dimensioni i ruoli si incrociano spesso, e il conflitto d'interessi non è un'ipotesi di scuola. Non si gestisce fingendo che non esista. Si dichiara per iscritto, prima che lo scopra qualcun altro.
Chi la politica l'ha già fatta lo scriverà per primo. Non per penitenza: un'esperienza dichiarata si può giudicare, una taciuta no.
Lo stesso criterio lo chiediamo allo Stato. Una delle nostre proposte prevede dati aperti su bilanci, appalti, nomine e statistiche. Se pretendiamo trasparenza dalla pubblica amministrazione, la prima scheda da compilare è la nostra.
Nel frattempo
Intanto potete fare la cosa più utile: leggere le proposte e dirci dove sbagliamo.
Non vi chiediamo di iscrivervi a niente, né di firmare una lista. Nessuno vi richiamerà per convincervi. Se volete sapere chi firma, lasciate l'email nel modulo «Avvisatemi»: vi scriviamo una volta sola, il giorno in cui pubblichiamo i nomi.
Le critiche più dure sono quelle che ci servono di più. Chi ha già deciso che siamo «i soliti» non ci farà correggere niente. Chi si prende la briga di spiegarci perché una misura non regge, sì. E se ha ragione, la correzione finisce tra gli aggiornamenti del programma, con la data.
Scriveteci: un'obiezione, un dato che non abbiamo, un problema che vivete e che nel programma non c'è.

