Vivono oltre un confine che a stento si vede, e lavorano qui. Al 30 giugno 2026 i frontalieri con un rapporto di lavoro dipendente a San Marino erano 8.939. Il dato conta i rapporti di lavoro, non i passaggi al confine: non dice quanti lo attraversano in una certa mattina. Dice però quanto pesano, e basta a cambiare il modo di guardare il tema.
Questa analisi fa tre cose. Mette in fila chi sono, in numeri. Spiega cosa è cambiato per loro con la riforma dell'IGR. E segue due questioni aperte che vanno oltre la busta paga: la pensione di chi ha smesso di lavorare e il telelavoro di chi lavora ancora.
Chi sono, in numeri
- 8.939 frontalieri al 30 giugno 2026.
- 37,8% di tutti i lavoratori dipendenti. Più di un terzo.
- 45,6% dei dipendenti del settore privato. Quasi uno su due.
E il numero cresce. Nel 2024 i frontalieri hanno superato quota ottomila, con circa 8.170 a settembre. A metà 2026 sfiorano i novemila.
In un Paese di trentaquattromila abitanti, questi numeri dicono una cosa semplice. I frontalieri non sono un'appendice dell'economia sammarinese. Ne sono una colonna. Togliete per un giorno i frontalieri dalle aziende private, e mancherà quasi un dipendente su due.
La riforma: prima esclusi, poi riammessi alla SMaC
La storia si racconta in tre passaggi.
Giugno 2025, la prima versione. Secondo i sindacati escludeva del tutto i frontalieri dalla no tax area e dalle agevolazioni legate alla SMaC. La loro discriminazione sarà tra i motivi di entrambi gli scioperi generali contro la riforma, il 23 settembre e il 7 ottobre.
Le modifiche. Nel testo approvato, la Legge 141 del 2025, la detrazione legata alla SMaC spetta anche ai non residenti. I sindacati parlano di non discriminazione raggiunta.
Quello che resta. Tre detrazioni rimangono riservate ai residenti fiscali: quelle per i familiari a carico, per l'affitto e per le spese sanitarie. E solo i residenti possono contare le bollette di casa nella spesa SMaC.
Figura 1Il confronto
| Voce | residenti | frontalieri |
|---|---|---|
| Detrazione legata alla SMaC | sì | sì |
| Familiari a carico | sì | no |
| Affitto | sì | no |
| Spese sanitarie | sì | no |
| Bollette nella spesa SMaC | sì | no |
Un esempio aiuta. Due colleghi lavorano nella stessa azienda di Serravalle. Stessa mansione, stesso stipendio, due figli a carico ciascuno. Il primo abita a Serravalle, il secondo a Rimini. Sull'IGR sammarinese il primo può far valere i figli a carico, il secondo no. Il primo può contare le bollette nella spesa tracciata, il secondo no. Stesso lavoro, stesso stipendio, detrazioni diverse.
Sulla legge approvata il giudizio non è unanime. L'associazione dei frontalieri AFIS denuncia un aumento del carico fiscale per molti frontalieri. È la valutazione di una delle parti, e la riportiamo come tale. Ma la differenza tra le due colonne della figura non è un'opinione: è scritta nella legge.
L'argomento contrario, preso sul serio
Esiste un argomento serio per distinguere. La detrazione per l'affitto e il conteggio delle bollette riguardano la casa, e la casa di un frontaliere è oltre confine. Chi vive in un altro Paese ha anche un altro sistema fiscale di riferimento: quello del Paese in cui abita.
Lo prendiamo sul serio, e rispondiamo in due tempi. Il primo: la riforma stessa ha già esteso la detrazione SMaC ai non residenti. Noi proponiamo che la stessa strada valga per le altre detrazioni, in coerenza con l'Accordo di associazione con l'Unione europea. Il secondo: dove due sistemi fiscali si toccano, per esempio per evitare che la stessa spesa conti due volte, di qua e di là dal confine, la sede giusta è un tavolo permanente con l'Italia. Per questo, nella nostra proposta, la parità fiscale e il tavolo stanno nella stessa pagina.
Le pensioni: una questione aperta almeno dal 2018
Poi c'è chi a San Marino ha lavorato e oggi è in pensione. Parliamo degli ex frontalieri che vivono in Italia e ricevono una pensione ISS. Come debba essere tassata quella pensione è una questione aperta almeno dal 2018.
Quell'anno l'Italia propose di modificare la Convenzione tra Italia e San Marino contro le doppie imposizioni, introducendo la tassazione concorrente: la possibilità, per entrambi gli Stati, di tassare la stessa pensione, con un credito in Italia per le imposte pagate a San Marino.
A settembre 2026 una soluzione non c'è ancora:
- ai pensionati arrivano ancora cartelle esattoriali;
- ci sono ricorsi;
- tra i due Stati sono state avviate procedure amichevoli, lo strumento previsto per risolvere le controversie fiscali tra due Paesi.
Per chi la riceve, una cartella non è una questione di diritto internazionale. È una lettera, con una cifra e una scadenza. E una domanda a cui i due Stati, finora, non hanno dato una risposta definitiva.
La nostra proposta è netta: chiudere la questione in dodici mesi, contati dal giorno in cui avremo la responsabilità di governare. È una questione tra due Stati, e per questo accanto alla scadenza mettiamo il tavolo permanente con l'Italia sui temi fiscali e previdenziali, con calendari vincolanti. Un tavolo senza calendario è una sala d'attesa.
Il telelavoro: il modello esiste già
La seconda questione riguarda chi lavora oggi. Tra Italia e Svizzera c'è una regola precisa. Un protocollo che modifica l'accordo del 2020 sui frontalieri permette di lavorare da casa, nel Paese di residenza, fino al 25% del tempo di lavoro, senza perdere lo status di frontaliere.
Non è un'idea in discussione. È un testo con le sue date:
- firmato a Roma il 30 maggio 2024 e a Berna il 6 giugno 2024;
- ratificato dall'Italia con la Legge 29 dicembre 2025 n. 217, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 19 gennaio 2026;
- in vigore dal 9 febbraio 2026, con effetto dal 1° gennaio 2024.
Facciamo il conto su una settimana di cinque giorni: il 25% fa un giorno e un quarto. Per chi fa un lavoro che lo consente, vuol dire un giorno a settimana da casa, e avanza qualcosa. Per un'azienda è uno strumento in più per tenersi le persone brave. Per chi lavora è un giorno di strada in meno.
Proponiamo un accordo bilaterale tra Italia e San Marino per il telelavoro fino al 25% del tempo di lavoro, sul modello di quell'intesa. Non serve inventare niente. Serve sedersi al tavolo con un modello che esiste già ed è in vigore tra due Paesi vicini.
Le quattro misure, in una lista
- Parità fiscale tra residenti e frontalieri, sulla SMaC e sulle detrazioni, in coerenza con l'Accordo di associazione con l'Unione europea.
- Un tavolo permanente Italia–San Marino sui temi fiscali e previdenziali, con calendari vincolanti.
- Pensioni degli ex frontalieri: chiudere entro dodici mesi dal primo giorno di governo una questione aperta almeno dal 2018.
- Telelavoro fino al 25% del tempo di lavoro, con un accordo bilaterale sul modello dell'intesa Italia–Svizzera, in vigore dal 2026.
L'obiezione: «Siete il partito degli italiani.»
Siamo il partito di chi fa funzionare le aziende sammarinesi. Più di un terzo dei lavoratori dipendenti vive oltre confine, e nel privato quasi uno su due: trattarli male costa più che trattarli bene, e il conto arriva prima di tutto alle nostre imprese.
E la parità non si paga chiedendo di più ai residenti. La prima delle nostre tre promesse è scritta in chiaro: «Non chiederemo più tasse a chi già paga troppo.»
La sovranità si difende nel modo più concreto: leggi chiare, accordi scritti, scadenze rispettate.
Uno Stato sovrano sceglie le sue regole. Noi proponiamo di sceglierle uguali per chi lavora qui, ovunque abiti, e di risolvere con l'Italia, a un tavolo con delle date, le questioni che toccano tutti e due i Paesi.
Siete frontalieri, ex frontalieri in pensione, o ne avete in azienda? Raccontateci la vostra situazione con i numeri, anche in forma anonima. Scriveteci.

