Il 19 ottobre 2026 San Marino dovrebbe firmare l'Accordo di associazione con l'Unione europea. La data è stata fissata dopo il via libera del Consiglio dell'UE, arrivato il 16 luglio. Per una Repubblica di trentaquattromila abitanti che vive dentro il mercato europeo senza farne parte a pieno titolo, è probabilmente l'atto economico più importante da una generazione.
Provate a chiedere in giro cosa cambierà, in concreto, per un'impresa di trenta dipendenti, per un professionista, per chi lavora in banca, per un frontaliere. La risposta più sincera sarà spesso la stessa: non lo so.
Qui sotto, dieci punti. Cosa sappiamo, cosa succede il giorno della firma, cosa chiediamo. Con le date vere.
1. Che cos'è, in una riga
È l'Accordo di associazione tra l'Unione europea da una parte, Andorra e San Marino dall'altra. Per noi vuol dire, in sostanza, partecipare al mercato unico europeo, con i vantaggi e con le regole che questo comporta.
Tecnicamente è un accordo misto. Tocca materie di competenza dell'Unione e materie che restano ai singoli Stati membri. Per questo, oltre alle istituzioni europee, dovranno ratificarlo anche gli Stati, uno per uno. È il dettaglio che spiega perché la firma non è il traguardo.
2. Da dove partiamo: il 1991
L'Europa non è una novità per San Marino. L'accordo di cooperazione e di unione doganale con la Comunità economica europea è stato firmato a Bruxelles il 16 dicembre 1991. L'unione doganale si applica dal 1° dicembre 1992, grazie a un accordo interinale. L'accordo completo è in vigore dal 1° aprile 2002.
Un'unione doganale riguarda le merci. Molti degli attriti che le imprese sammarinesi raccontano oggi stanno altrove: nei pagamenti, nelle piattaforme digitali, nei servizi. È lì che l'Accordo di associazione va misurato.
3. Il calendario, senza scorciatoie
Figura 1Il calendario
- Dicembre 2014mandato del Consiglio a negoziare
- 2015si aprono i negoziati
- Dicembre 2023negoziati chiusi
- 11 febbraio 2026risoluzione interlocutoria del Parlamento europeo
- 16 luglio 2026il Consiglio dell'UE autorizza la firma
- 19 ottobre 2026firma prevista
- Dopo la firmaconsenso del Parlamento europeo e ratifiche
- Primi mesi del 2027applicazione provvisoria, secondo il governo
- Dicembre 2014. Il Consiglio dell'UE dà il mandato a negoziare.
- 2015. Si aprono i negoziati.
- Dicembre 2023. I negoziati si chiudono.
- 11 febbraio 2026. Il Parlamento europeo vota una risoluzione interlocutoria. È una tappa intermedia, non un'approvazione.
- 16 luglio 2026. Il Consiglio dell'UE autorizza la firma e l'applicazione provvisoria.
- 19 ottobre 2026. La firma prevista.
- Dopo la firma. Il consenso del Parlamento europeo, la ratifica del Consiglio Grande e Generale, le ratifiche degli Stati membri.
- Primi mesi del 2027. L'applicazione provvisoria, secondo il governo sammarinese.
Al 17 settembre 2026 l'Accordo non è ancora firmato. Dall'apertura dei negoziati alla firma prevista passano più di dieci anni.
4. Il 19 ottobre: cosa succede quel giorno, e cosa no
Il 19 ottobre è la data fissata per la firma. Firmare, però, non vuol dire che l'Accordo sia in vigore il giorno dopo.
Con la firma si apre la fase delle approvazioni. Il Parlamento europeo deve dare il suo consenso. Il Consiglio Grande e Generale deve ratificare. Gli Stati membri devono fare lo stesso, perché l'accordo è misto. Nel frattempo è prevista l'applicazione provvisoria: il Consiglio dell'UE l'ha autorizzata il 16 luglio, e il governo sammarinese la attende nei primi mesi del 2027. Per le ratifiche dei singoli Stati, nessuna delle fonti che abbiamo consultato indica una data.
Un'avvertenza utile a chiunque debba spiegarlo: a luglio non è stato firmato niente, e il Parlamento europeo l'Accordo non l'ha ancora approvato. Le semplificazioni, su un testo così, costano care.
Detto questo, chiudere un negoziato così lungo e arrivare a una data per la firma è un risultato. Va riconosciuto a chi ci ha lavorato, e lo riconosciamo.
5. La nostra posizione: sì
Siamo favorevoli. Lo diciamo senza giri di parole, perché tutto quello che segue va letto così.
Un piccolo Stato che vive dentro il mercato unico senza farne parte a pieno titolo paga un prezzo continuo, fatto di attriti quotidiani. Due esempi documentati. Stripe non è disponibile per le imprese con sede a San Marino, mentre lo è per Malta, Liechtenstein e Gibilterra. San Marino non compare tra i Paesi da cui Amazon accetta la registrazione dei venditori: per vendere lì, un'impresa sammarinese deve avere sede in un Paese ammesso, di solito l'Italia, o affidarsi a una società estera.
Non tutto dipende dall'Accordo. Ma questi casi dicono la stessa cosa: restare fuori dalle regole comuni costa fatturato vero.
6. Il problema non è l'Accordo: è come lo si racconta
Otto anni di negoziato, quasi tre di passaggi verso la firma, e gran parte dei cittadini non sa ancora cosa cambierà per il proprio lavoro. È questo il punto debole, e non riguarda il merito del testo.
Si possono fare scelte storiche al posto dei cittadini. Poi però non ci si può stupire se, alla prima difficoltà, nessuno le difende. Un trattato vissuto come «la cosa decisa da pochi» resta fragile anche quando è buono.
Vale anche per noi la terza delle nostre promesse: non firmeremo nulla che non abbiamo letto, capito e spiegato.
7. Prima richiesta: spiegarlo, settore per settore
Una campagna pubblica strutturata, in linguaggio comprensibile. Non un convegno: materiali chiari che rispondano a domande vere.
- Cosa cambia per chi produce qui e vende in Italia e nel resto d'Europa.
- Cosa cambia per chi assume.
- Cosa cambia per un professionista con clienti nell'Unione.
- Cosa cambia per chi lavora in banca.
- Cosa cambia per un frontaliere.
Per ogni settore, tre domande a cui rispondere con parole che non richiedano un giurista: cosa cambia, da quando, cosa bisogna fare prima.
8. Seconda richiesta: il calendario delle norme da recepire
Un calendario pubblico delle direttive da recepire, con i tempi. Un'impresa che sa cosa arriva, e quando, si prepara. Un'impresa che lo scopre dal Bollettino Ufficiale lo subisce.
Il calendario serve anche a dire cosa non arriva. Un esempio concreto. Il tetto europeo alle commissioni interbancarie sulle carte, fissato dal regolamento UE 2015/751, vale solo quando entrambi i prestatori di pagamento sono nell'Unione. Non è tra le norme che San Marino deve recepire con l'Accordo monetario. Intanto, nel 2019-2020, esercenti sammarinesi e USC hanno denunciato aumenti delle commissioni sulle carte di circa il 300%.
Se e quando l'Accordo di associazione cambierà questo quadro è esattamente il tipo di risposta che un calendario pubblico deve dare. Per iscritto, e prima.
9. Terza richiesta: tavoli con chi ne vive gli effetti
Tavoli di settore con imprese, lavoratori e professionisti. Ognuno ha problemi diversi e tempi di adattamento diversi.
Un esempio che pesa. Al 30 giugno 2026 i frontalieri sono 8.939: il 37,8% dei lavoratori dipendenti. La prima versione della riforma IGR li escludeva dalle agevolazioni; dopo le modifiche restano escluse le detrazioni per familiari a carico, affitto e spese sanitarie. Per loro chiediamo la parità fiscale con i residenti, in coerenza con l'Accordo di associazione.
Per le banche, il programma prevede un'apertura strutturata agli operatori europei dopo l'Accordo: non per svendere, per modernizzare.
E c'è un passo più vicino, che il programma mette nella proposta sull'apertura al mondo. Tra la Banca Centrale e la Banca d'Italia non risulta firmato un memorandum sulla cooperazione nella vigilanza: San Marino non compare nell'elenco ufficiale della Banca d'Italia. Dopo il programma di cooperazione tecnica avviato nel 2025, proponiamo di arrivare a firmarlo entro sei mesi dal giorno in cui avremo la responsabilità di governare.
10. Quarta richiesta: un referendum consultivo
Un referendum consultivo sull'Accordo. Non per bloccarlo: per dargli un mandato esplicito dei cittadini.
L'obiezione la conosciamo: «Un referendum su un accordo che si sta per firmare è un modo elegante per farlo saltare.»
La risposta è semplice. Se il timore è che i cittadini lo boccino, il problema non è il referendum: è che anni di negoziato non sono stati accompagnati da una spiegazione all'altezza. Un accordo che si teme di sottoporre ai cittadini è un accordo fragile, per quanto buono nel merito. Noi pensiamo che sia buono, e che regga il confronto.
La firma del 19 ottobre non chiude la partita. Dopo vengono le ratifiche, compresa quella del Consiglio Grande e Generale. Il tempo per spiegare c'è ancora. Le scelte storiche si prendono con i cittadini, non al posto loro.
Lavorate in un settore che l'Accordo tocca da vicino? Se stiamo sottovalutando qualcosa, scriveteci. Se avete i numeri, ancora meglio.

