Prendete una famiglia qualunque. Un genitore di ottant'anni che non può più restare solo, una pensione che ogni anno compra un po' meno, una badante con un contratto in regola. Nessuno di questi tre elementi fa notizia. Messi uno accanto all'altro, raccontano una parte di San Marino che si vede poco: quella che regge l'assistenza agli anziani con il proprio reddito.
Questa analisi mette in fila tre numeri, ognuno con la sua fonte. Presi uno per uno, nessuno descrive un Paese in emergenza. Sommati, descrivono un conto che ha cambiato indirizzo.
Tre numeri, tre fonti
Il primo: −16%. Secondo il sindacato pensionati FUPS-CSdL, che cita l'Ufficio di Statistica, è il potere d'acquisto che le pensioni hanno perso in media per il tetto del 2,2% alla rivalutazione annua.
Il secondo: fino a dieci volte. È la stima della stessa FUPS-CSdL sulle tasse di una badante dopo la riforma IGR: da circa 100 euro l'anno a 800, fino a 1.000.
Il terzo: 93. Sono le famiglie che nel 2025 si sono rivolte alla Caritas vicariale di San Marino, 224 persone in tutto. Nel 2024 erano più di 90 famiglie, circa 200 persone.
Due numeri su tre vengono da un sindacato, e li presentiamo per quello che sono: stime, con il nome di chi le ha fatte, non statistiche ufficiali. Il terzo è il conteggio di chi ha chiesto aiuto. Li mettiamo sulla stessa pagina perché, in molte case, finiscono sullo stesso tavolo.
Figura 1Il confronto
Stima FUPS-CSdL · il costo finisce sulle famiglie
Il tetto: come si perde potere d'acquisto senza che nessuno tagli niente
Nessuna legge ha tagliato le pensioni. La legge 157 del 2022, all'articolo 19, ha fatto una cosa diversa: dal 2023 al 2027 ha messo un tetto del 2,2% alla rivalutazione annua. L'adeguamento all'inflazione non è stato bloccato: è stato limitato.
La differenza si vede quando i prezzi corrono più del tetto. Nel 2023 l'inflazione a San Marino è stata del 5,9%, mentre la rivalutazione delle pensioni, per legge, non può andare oltre il 2,2% l'anno. Sul cedolino non compare nessuna voce in meno. La distanza si sente al supermercato, in farmacia, sulla bolletta del riscaldamento.
È una perdita che si accumula, un anno dopo l'altro. Secondo la FUPS-CSdL il risultato medio è quel 16%. E il tetto resta in vigore per tutto il 2027.
Per chi sta vicino al minimo, il margine è già sottile. Nel 2024 la pensione minima, il cosiddetto trattamento minimo, era di 1.143 euro al mese. A febbraio 2023, secondo i dati diffusi dalla CSdL, ricevevano un'integrazione al minimo 984 persone: 327 fino a 200 euro al mese, 398 tra 200 e 500, 259 oltre i 500. Per quelle 259 persone, più di 500 euro al mese dipendono dall'integrazione.
Una distribuzione ufficiale delle pensioni per importo non l'abbiamo trovata, né dall'Istituto per la Sicurezza Sociale né dall'Ufficio di Statistica. Per questo non scriviamo quante pensioni stanno sotto una certa soglia. Se il dato esiste e ce lo segnalate, lo useremo, con la sua fonte.
La badante e il conto che cambia indirizzo
La riforma IGR è la legge 141 del 2025, in vigore dal 1° gennaio 2026. Tra le altre cose ha trasformato le deduzioni dei lavoratori in una detrazione d'imposta che, sopra i redditi più bassi, spetta solo in proporzione alle spese fatte a San Marino con la SMaC.
Per le badanti la FUPS-CSdL indica un punto preciso: l'eliminazione degli abbattimenti forfettari. Risultato stimato dal sindacato: le tasse di chi lavora come badante passerebbero da circa 100 euro l'anno a 800, fino a 1.000. È una stima, e riguarda l'imposta sul reddito di chi assiste, non di chi è assistito.
Chi paga, alla fine? Il sindacato lo dice senza giri di parole: il maggior costo finisce sulle famiglie che assumono. Il meccanismo è quello di qualunque stipendio. Se il netto di chi assiste scende, la famiglia che vuole tenerla deve spesso alzare il lordo.
Così un'imposta che sulla carta colpisce il reddito della badante, secondo il sindacato, pesa nei fatti sul bilancio dell'anziano e dei suoi figli. Cioè sulle stesse persone a cui il tetto alla rivalutazione ha già tolto potere d'acquisto.
Novantatré famiglie
La Repubblica conta trentaquattromila residenti: 34.167 al 30 giugno 2026, secondo l'Ufficio Statistica. In un Paese di queste dimensioni, 93 famiglie non sono un numero astratto. Sono 224 persone, e nel 2024 erano circa 200.
Il dato della Caritas non dice quante di quelle famiglie abbiano un anziano in casa, e non gli facciamo dire di più. Lo usiamo per quello che è: un termometro del disagio, non una misura della povertà degli anziani. In un Paese dove ci si conosce tutti, chi chiede aiuto a un ente benefico spesso ha già bussato ad altre porte: la famiglia, gli amici, il vicino di casa.
Il welfare che non compare in nessun bilancio
C'è un pezzo di Stato sociale che nessuno ha votato e che nessun bilancio pubblico registra. Sono le figlie e i figli che accompagnano un genitore alle visite, che chiedono un part-time, che pagano di tasca propria la notte di assistenza.
Fanno un lavoro che, se sparisse domani, ricadrebbe sui servizi pubblici. E spesso lo fanno mentre lavorano. Per chi ha un impiego, ogni visita specialistica in orario d'ufficio è un permesso in più, e ogni prenotazione è una telefonata in pausa pranzo.
Nel nostro programma chi assiste un familiare smette di essere invisibile. Diventa il caregiver familiare, con un riconoscimento e un sostegno veri.
Cosa proponiamo
Le misure vengono da due proposte del programma. Nessuna è stata aggiunta per questa pagina: le trovate, con i tempi, nelle pagine delle due proposte.
Dalla proposta su sanità e anziani:
- Riconoscimento e sostegno reale del caregiver familiare: assegno mensile, contributi figurativi, accesso prioritario ai servizi.
- Sostegno fiscale alle famiglie che mantengono una badante a domicilio per un anziano non autosufficiente. È la risposta diretta al conto descritto sopra.
- Aperture pomeridiane e prefestive degli ambulatori specialistici, con incentivi al personale. Chi assiste un anziano, spesso, ha anche un lavoro.
- Un piano triennale sulle liste d'attesa, con obiettivi pubblici e un controllo ogni mese.
- Fascicolo sanitario digitale completo e prenotazioni online unificate: referti e appuntamenti in un solo posto, meno telefonate, meno permessi.
Dalla proposta sulla stabilità fiscale:
- Togliere il tetto del 2,2% alla rivalutazione e garantire per legge l'adeguamento pieno delle pensioni all'inflazione.
- Adeguare in automatico gli scaglioni IGR all'inflazione, senza eccezioni. Altrimenti le tasse salgono anche quando nessuno le alza.
L'obiezione: «Con quali soldi?»
È la domanda giusta, e la risposta non è «con altre tasse». La prima delle nostre tre promesse è proprio questa: non chiederemo più tasse a chi già paga troppo. Le risorse si cercano nell'efficienza, nella lotta agli sprechi, nell'apertura economica.
C'è poi un conto che si fa di rado. Una famiglia che tiene un genitore a casa si prende un lavoro che altrimenti toccherebbe ai servizi pubblici. Sostenerla non è beneficenza di Stato. È la manutenzione di una scelta che conviene a tutti.
Perché è una questione liberale
Qualcuno dirà che questa è un'agenda di sinistra. L'etichetta non ci interessa, ma la risposta è semplice.
Essere liberali non vuol dire lasciare le persone sole. Vuol dire non decidere al posto loro come vivere. Una famiglia che sceglie di assistere un genitore in casa, invece di affidarlo a una struttura, sta esercitando proprio quella libertà.
Renderla sempre più cara non è rigore. È uno Stato che, senza dirlo, sceglie al posto vostro.
Assistete un genitore, lavorate come badanti, gestite un servizio per anziani? Se i vostri numeri non tornano con i nostri, scriveteci. Se avete un dato che noi non abbiamo, ancora meglio.

